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sabato 22 giugno 2013

L'importanza del Gay Pride


Anche a Palermo il grande giorno del Pride è arrivato. Ancora poche ore ed il centro della nostra meravigliosa città sarà "invaso" da circa 100.000 persone che insieme rivendicheranno l'orgoglio LGBT e l'importanza dei diritti di tutti gli uomini e le donne. L'appuntamento che darà il via alla parata sarà l'incontro delle ore 16, quando le madrine della manifestazione incontreranno la stampa prima di salire sul carro principale per la sfilata del Pride più a sud d'Europa. Il concentramento è previsto per ore 16 al Foro Umberto I, di fronte all'hotel Jolly. La parata sarà aperta dal carro del Coordinamento Palermo Pride, allestito con un'ironica citazione dei tipici carretti siciliani.“ Il Gay Pride è, nel mondo, la principale manifestazione delle istanze civili e della cultura omosessuali. Ogni anno vi partecipano non solo le associazione per i diritti LGBT ma singole persone che vogliono esprimere le proprie idee di emancipazione, di rispetto verso tutti a prescindere dall'orientamento sessuale. 
Da molti questo evento viene considerato come "anormale", esattamente com' è considerato anormale e offensivo permettere a uomini e donne omosessuali di sposarsi. Normale è per noi tutto ciò che è tradizionalmente accettato e trasmesso in maniera a-critica; viviamo in una società fondata sul senso comune, che tende inconsapevolmente a diffondere pregiudizi che hanno come conseguenza l’esclusione sociale di alcuni, ritenuti anormali poiché si allontanano dalla cosiddetta norma. Il problema è che le convenzioni che si stabiliscono tra gli esseri umani si fondano sull'aspettativa che gli altri individui si comportino nel modo che tra noi è normale. Questo è normale? Secondo me, e per fortuna secondo tanti altri, è proprio questo un atteggiamento sbagliato e del tutto pericoloso in quanto, consapevolmente o no, non fa altro che alimentare una cultura omofoba e discriminante. 

A tutti coloro che affermano che non è corretto che gli omosessuali si sposino io ricordo che il matrimonio è un'istituzione e in quanto tale, in una civiltà paritaria, deve essere consentito a tutti gli esseri umani. Ovviamente il Gay pride non vuole imporre il proprio pensiero a tutti, ognuno può avere le proprie convinzioni e le proprie credenze ma non si potrà mai parlare di rispetto dei diritti umani fondamentali, se continuiamo ad impedire a tutti gli uomini e le donne il diritto d'accesso ad un'istituzione. Tutti dobbiamo avere la possibilità di essere ciò che vogliamo, senza avere paura di non essere accettati dal mondo intero. Non dobbiamo respingere il cambiamento solo per paura che questo sconvolga il nostro "equilibrio"; dobbiamo renderci conto che anche, e soprattutto, le legislazioni sono frutto del loro tempo e che quindi arriva un momento di essere modificate e migliorate. Anche la famiglia composta da madre e padre è solo una categoria, un organizzazione che ci siamo imposti e che è del tutto arbitraria.
Basti pensare al mondo greco, il mondo dei filosofi per eccellenza, che amavano la persona in quanto tale, la loro anima, poco importava se uomini o donne. La cosa che si dovrebbe sperare per ogni bambino/a che viene al mondo è di nascere in una famiglia vera, dove per vera non intendo eterosessuale o omosessuale ma intendo una famiglia che sappia dare amore, poiché questa è l’unica cosa che conta. Non ci sono elementi di carattere scientifico che possano dimostrare che due persone dello stesso sesso non possono essere dei bravi genitori responsabili.
L’amore è l’unica cosa naturale, tutto il resto sono solo convenzioni.
Ecco perché credo nell'importanza del Gay Pride in quanto principale azione civile per ottenere il rispetto dei diritti LGBT.


domenica 14 ottobre 2012

Argentina, stuprata deve ricorrere alla Corte Suprema per abortire

Dal corriere della sera:



La legge argentina garantisce il diritto all'aborto per chi ha subito violenza ma la Corte Suprema è stata costretta ad intervenire con una sentenza per permettere a una donna di 32 anni che era stata rapita, stuprata e costretta alla prostituzione di terminare la sua gravidanza. La vicenda ha diviso l’opinione pubblica di un Paese fortemente cattolico dove l’aborto è permesso soltanto in   alcuni (rari) casi. Il caso è scoppiato quando il sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, una delle città più liberali di tutta l’America Latina, ha annunciato il primo aborto legale per un caso di violenza sessuale.  Un gruppo pro-vita ha presentato ricorso in tribunale ottenendo di bloccare il procedimento all'ultimo momento. Alcuni anti-abortisti si sono piazzati davanti alla casa della signora (la cui identità non è stata rivelata) e all'ospedale pubblico dove l’intervento era previsto per protestare contro quello che definiscono “un omicidio”.  Secondo l’avvocato della giovane, Pablo Vicente, tra i manifestanti c’era anche il cappellano dell’ospedale.

“Questa donna – ha spiegato l’avvocato – è stata vittima di un traffico umano, è stata violentata e non vuole portare avanti la gravidanza che è alla nona settimana. Nonostante ciò ha dovuto sopportare umiliazioni di tutti i tipi come una protesta davanti alla sua abitazione quando la famiglia non sapeva nemmeno tutti i dettagli della storia”.

Giovedì scorso con una sentenza urgente la Corte Suprema ha ribaltato la decisione del tribunale ordinario e stabilito che l’interruzione di gravidanza in questione può avere luogo in tempi brevissimi. Amnesty International, in un comunicato, ha definito “tortura e trattamento crudele, disumano e degradante gli inutili ritardi con cui si è arrivati alla sentenza”. ”Le autorità argentine  - ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicedirettrice del Programma Americhe di AI – devono prendere sul serio le loro responsabilità quando si tratta di proteggere i diritti delle donne e rispettare il diritto di questa donna ad abortire in modo legale e sicuro, senza ulteriori ritardi”. (nella foto in alto una manifestazione pro-aborto).

Lo scorso marzo la Corte Suprema aveva già stabilito che ogni donna rimasta incinta a seguito di stupro dovesse avere accesso a servizi d’interruzione di gravidanza in condizioni di sicurezza e senza il coinvolgimento della magistratura. Da allora la città di Buenos Aires e i governi provinciali si erano adeguati alla sentenza ma non tutti con le stesse modalità. Un mese fa Macri aveva emesso una direttiva che permetteva l’aborto nelle prime dodici settimane di gravidanza per chi avesse subito violenza. E l’Associazione per la Promozione e la Difesa della famiglia aveva iniziato una battaglia legale per svuotare di significato la sentenza affidandosi ai tribunali locali. “Una madre non ha diritto a uccidere il suo bambino – aveva spiegato Pedro Andereggen, un avvocato dell’associazione – neanche se è stata vittima di stupro. Il diritto alla vita di un essere innocente è assoluto e non ammette eccezioni“. La Corte Suprema però ha deciso altrimenti.

Secondo uno studio sponsorizzato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, in America Latina il 95% degli aborti è fatto in condizioni di insicurezza e in maniera clandestina.


Questa storia si commenta da sola! E' mai possibile che una donna, oltre ad aver subito tremende violenze e soprusi, debba essere costretta a sentirsi pubblicamente umiliata da gente che si arroga il diritto di giudicarla e di legiferare sul suo corpo e sulla sua vita per ideologie religiose?
Questa donna è stata vittima di uno stupro e di torture di ogni genere, non ha potuto scegliere di diventare madre.

sabato 22 settembre 2012

Per riflettere...

Da qualche giorno ho finito di leggere "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo, e più andavo avanti nella mia lettura più mi convincevo che questo libro dovrebbe essere letto da tutti gli uomini e le donne di qualsiasi età. Non mi interessa aggiungere altro, voglio semplicemente lasciarvi con le parole della Zanardo riportandovi alcune parti del libro, e sperare che questo susciti la vostra curiosità e magari vi spinga alla lettura integrale di questo libro eccezionale che fa comprendere come in TV troviamo la donna che appare, ma manca la donna che è. Senza contare che ci vengono imposti stereotipi femminili quando nella realtà i tipi di donna sono molteplici e svariati. Non esiste, oserei dire per fortuna, solo il modello di donna proposto dai mass-media.
Buona lettura:

Ho lavorato e sono sfinita, non immaginavo così tanta fatica, così tanta noia. Adesso so che le immagini non sono solo immagini, sono comunicazione, memoria, sapere, educazione...
Di certo non immaginavo che le immagini televisive fossero uno specchio così preciso per alcuni comportamenti. Ho cercato di guardare dentro quello specchio per vedere chi siamo e magari riuscire a modificarci se non ci piacciamo. Ho capito anche che talvolta gli specchi servono a nascondere oltre che a rivelare.

Volti ricondotti a maschere dalla chirurgia estetica. Corpi gonfiati a dismisura come fenomeni da baraccone di un circo perenne che ci rimandano a un'idea di donna contraffatta, irreale. Allora sono sicura che la TV la puoi guardare, la puoi sopportare, ma solo pensando che è un grande circo.

I volti e i corpi delle donne reali sono stati occultati; al loro posto, la proposizione ossessiva, volgare e manipolata di bocche, cosce, seni: una rimozione e sostituzione con maschere e altri materiali.
Dove sono finite le "qualità" del femminile nelle immagini che dominano?
Non riusciamo a scorgere in TV una natura peculiare dell'essere femminile, un'identità nuova, originale, genuina a parte pochissimi casi su reti minori o in orari di bassa audience.

Essere autentici probabilmente costituisce uno dei diritti fondamentali dell'uomo. Ma essere autentici richiede di saper riconoscere i nostri desideri e i nostri bisogni più profondi.
Dal mio punto di vista, credo che il vero problema delle donne sia non essere più in grado di riconoscere i propri bisogni, e di conseguenza come è possibile essere autentiche?

Sono sicura che senza questa pressione continua sul "dovere essere belle" secondo dei canoni che noi non abbiamo scelto, ci accetteremmo di più per quel che siamo.

Diceva la Magnani al truccatore che prima del ciak stava per coprire le rughe del volto: "Lasciamele tutte, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele".

Ricordo una trasmissione dove Teo Mammuccari fingeva di ipnotizzare una soubrette a cui veniva ordinato di togliersi pantaloni e reggiseno. La donna restava in piedi, in mutande e reggiseno, occhi chiusi, i pantaloni alle ginocchia. La telecamera la inquadrava, piacente e adulta, con i pantaloni calati: l'immagine era oscena e mi pareva che con questa violenza visiva si andasse ben oltre la proposta di modelli in cui gli spettatori a casa potessero immedesimarsi. C'era un compiacimento nel mostrare oltre il lecito e oltre il buongusto, c'era il piacere dello scherno, dell'umiliazione: come se si desse per scontato che a casa godessero nel vedere i loro eroi avviliti.

Pensavo agli italiani di fronte la televisione. Mi chiedevo come si sentissero, sottoposti costantemente com'erano a stimoli erotici: coniugi che si accoppiavano davanti allo schermo stimolati da enormi seni perennemente in primo piano, adolescenti eccitati davanti a provocanti soubrette in trasmissioni pomeridiane...Ma è veramente così?

Le due veline provocanti, ammiccanti, stanno in ginocchio sulla scrivania dei conduttori, occupando i lati dello schermo. Sorridono al pubblico, vezzose e infantili.
Non parlano quasi mai. Ogni tanto si alzano per lo stacchetto, un balletto durante il quale la telecamera sbircia insistentemente sotto le minigonne. Sono "ragazze decorazioni" volti e corpi piacevoli ma non eccessivi nelle forme, sguardi ingenui [...] A queste ragazze non è quasi mai richiesto di parlare e, se lo fanno,  è solo per avvalorare l'affermazione di un uomo.

Iacchetti e Greggio [...] incuranti degli anni che passano, alternano barzellette e battute a doppio senso sulle loro partner in trasmissione, che per età potrebbero essere le loro nipoti.
[..] Emerge che Striscia, con quei due sessantenni adolescenti e quelle due lolite, è davvero uno spaccato dell'Italia d'oggi: perdita di ruoli, mancanza di figure di riferimento. Dove sono gli adulti a cui i ragazzi e le ragazze possono ispirarsi in modo simbolico?

Eravamo partiti con l'idea di dire basta alle donne trattate come oggetti o come eterne bambine; non eravamo pronti allo scherno, alla derisone, alla sopraffazione.

Il danno più grave che emergeva era l'evidente colonizzazione del nostro immaginario. Accade infatti sempre più spesso che tra donne si presti molta più attenzione di prima a seni, bocche e corpi: guardiamo il seno di un'amica, valutiamo la linea della collega, scrutiamo le rughe e gli altri segni di invecchiamento delle altre donne. Dipende, è evidente. dall'aver introiettato il modello maschile: ci guardiamo come riteniamo ci guarderebbe un uomo. Ma come sarebbe il nostro sguardo depurato dalle pressioni dei media?

Quante donne si sottopongono a un intervento di mastoplastica additiva, mi chiedevo, per un personalissimo e rispettabile desiderio di avere un seno più voluminoso e quante invece sotto la spinta dell'insicurezza che deriva dal non sentirsi adeguate, dal non corrispondere a un modello di bellezza imperante?

Perché non è possibile, semplicemente, avere delle trasmissioni, come in qualsiasi altro stato dell'Unione europea, dove l'intrattenimento non significa l'umiliazione delle donne?

Se il "mercato" televisivo dunque propone, tra le altre cose, un'immagine umiliante per le donne, vuol dire che è questo che il pubblico "consumatore" vuole, perfino quello femminile? E' accettabile, per la comunità dei cittadini?

La donna adulta fa riferimento alla dimensione del seno della ragazza prima dell'operazione, definendolo "meno di una coppa di champagne", dimensione non sufficiente ma che comunque "ti ha consentito di aver un fidanzato".  Sembra chiaramente che qui si sta passando il messaggio che un fisico non rispondente ai diktat del mercato può compromettere la possibilità di stabilire una relazione d'amore.

I volti delle donne adulte sono stati banditi dalla televisione. I volti delle donne mature sono scomparsi. Dove sono finiti? Perché in televisione non si vedono quasi più?

Il termine faccia viene dal verbo fare e dunque ci portiamo in giro ciò che abbiamo fatto nella vita: la nostra faccia, appunto.

"Ho delle rughe molto evidenti", ha dichiarato recentemente l'attrice Kate Winslet in un'intervista ad "Harper's Bazaar". "E quando guardo le locandine dei miei film, dico sempre: "Mi avete ritoccato la fronte. Potete farla tornare com'era?". Preferirei che la gente dicesse "Sembra più vecchia anziché sembra paralizzata".

Attraverso la televisione, sento la violenza insita nel proporre un modello così artificiale di femminile adulto. Penso all'enorme insicurezza di noi donne, costrette ad annullarci pur di essere accettate. Ancora una volta, interpretiamo a modo nostro il presunto desiderio maschile.

...le donne offese in TV possono anche essere considerate indecenti e disdicevoli, ma non vengono viste com oggetto di una violenza diretta verso il genere femminile, e quindi come ostacolo alla dignità e all'affermazione individuale di ogni donna. Insomma, che si tratti di una violazione di un diritto costituzionale non è ancora coscienza acquisita. La rappresentazione delle donne in TV ridicolizzate, spogliate, manipolate, a volte umiliate, sul piano istituzionale viene considerata ancora come cattivo gusto e non come limitazione della libertà individuale di milioni di donne.

Non si tratta solo dell'uso e della strumentalizzazione del corpo femminile per vendere qualunque oggetto, ma anche e soprattutto della continua svalutazione della donna intesa come persona, eternamente relegata in ruoli sciocchi e superficiali.

Il modello che detta legge in questo momento è la magrezza estrema corredata però da seni abbondanti, per forza di cosa spesso installati da invasive operazioni chirurgiche.
Tutto questo nudo e i continui richiami sessuali non operano la liberazione dell'erotismo femminile, che l'uomo teme in quanto segno evidente di affermazione della persona, ma, abbinati al continuo reinserimento della figura femminile nei ruoli di madre, sposa e prostituta, servono a congelarne le possibilità di evoluzione nella società, a limitarne la libertà e i diritti.

Si tratta di creare spettatori consapevoli, liberi non in base a quanto viene loro proposto ma in base a ciò che essi sanno riconoscere e valutare; se so cosa sto guardando, se ne decifro il linguaggio. allora posso veramente scegliere cosa guardare, e quindi solo allora veramente libero.

"Di che cosa abbiamo paura?", direi che abbiamo paura di non piacere. Abbiamo paura di non essere accettate così come siamo. E forse, in ultima analisi di rimanere sole.
Non importa. vorrei dire alle ragazze che incontro in giro per l'Italia, non importa se non piacciamo a tutti. Accettiamo di non piacere, almeno per un po'.
Per il tempo necessario per far si che anche in Italia, paese in "resistenza", si cominci a considerare una donna che rivendica i propri diritti, diritti sanciti dalla Costituzione, semplicemente una persona che rivendica i propri diritti.

Sorprendentemente, sul blog scrivevano anche molti uomini:
"Sono un ragazzo di ventitré anni e con infinita ostinazione mi scontro ogni giorno con la mia ragazza per spronarla a cercare se stessa fuori dagli stereotipi formali che il mondo degli uomini le ha cucito addosso."
"Ma nessuno pensa a noi uomini? Davvero credono che siamo una massa di bavosi arrapati che stanno davanti alla TV aspettando che Belen si spogli? Io mi sento offeso nella mia dignità tanto quanto voi.
Considerano voi prosciutti e noi decerebrati. Siamo stufi quanto vuoi e il nostro ideale di donna è lontano anni luce da quello che vediamo in TV. Siete voi che vi lasciate manipolare, così andate dal chirurgo. fate i fanghi per la prova costume, vi vestite per le altre e non certo per noi."

Oggi le manifestazioni sono sempre più rare, probabilmente perché è venuta a mancare la consapevolezza che le nostre azioni possano modificare e migliorare il mondo che ci circonda: Perché manifestare se poi niente cambia?

Ci scagliamo tanto contro le tante ragazze oggetto usate nelle trasmissioni televisive. ma è a chi governa la televisione che dovremmo chiedere dei limiti da far rispettare agli autori.

Perché non reagiamo?
Perché non ci presentiamo nella nostra verità?
Perché accettiamo questa umiliazione continua?
Perché non ci occupiamo dei nostri diritti?
Di che cosa abbiamo paura?





martedì 28 agosto 2012

Eve Ensler: Mister Todd, le spiego lo stupro cos'è

Credo valga la pena riportare la lettera aperta di Eve Ensler, attivista e autrice della ben nota opera teatrale "I monologhi della vagina", al parlamentare repubblicano Todd Akin, convinto anti-abortista che nei giorni scorsi ha motivato il no all'aborto con frasi inaccettabili: «Rara una gravidanza da stupro. Se si tratta di stupro legittimo, il corpo femminile può chiudere tutto».
[fonte]

Todd Akin

 Onorevole Todd Akin,

le scrivo riguardo allo stupro. Sono le due di notte e non riesco a dormire qui nella Repubblica Democratica del Congo. Mi trovo a Bukavu nella City of Joy per servire e sostenere e lavorare con centinaia, migliaia di donne che sono state stuprate e violate e torturate in questa incessante guerra per i minerali combattuta sui loro corpi.
Mi trovo in Congo ma le potrei scrivere da una qualsiasi località degli Stati Uniti, Sud Africa, Regno Unito, Egitto, India, Filippine o da uno dei tanti campus dei college statunitensi. Le potrei scrivere da una qualsiasi città o villaggio dove mezzo miliardo di donne del pianeta viene stuprato nel corso della sua vita.
Mr. Akin, le sue parole mi hanno tenuta sveglia. 

In quanto sopravvissuta allo stupro, mi sto riprendendo dalla sua recente affermazione di essersi espresso male quando ha detto che le donne non restano incinte dopo uno stupro legittimo e che stava parlando "a braccio". Intendiamoci. Lei non ha fatto una semplice osservazione superficiale buttata lì. Lei ha fatto una dichiarazione molto specifica dettata da ignoranza che indica chiaramente che non ha alcuna consapevolezza di che cosa significa essere stuprati. E non una dichiarazione casuale, ma una fatta con l'intenzione di regolamentare per legge l'esperienza di donne che sono state stuprate. Forse ancora più terribile: era una finestra nella psiche del Gop (Grand Old Party, ovvero il Partito Repubblicano, n.d.t.).

Lei ha usato l'espressione stupro "legittimo" come se esistesse anche lo stupro "illegittimo".
Cercherò di spiegarle l'effetto che ha sulle menti, cuori e anime dei milioni di donne che vengono stuprate su questo pianeta. È una forma di stupro reiterato. Il presupposto alla base della sua affermazione è che non ci si deve fidare delle donne e delle loro esperienze. Che la loro comprensione di cosa è lo stupro deve essere stabilita da un'autorità superiore, più qualificata. Così facendo vengono delegittimati, minati e sminuiti l'orrore, l'invasività, la profanazione che hanno sperimentato. Questo le fa sentire sole e impotenti tanto quando si sentivano al momento dello stupro.
Quando lei, Paul Ryan e 225 dei vostri cofinanziatori giocate con le parole sullo stupro insinuando che solo lo stupro "forzato" debba essere trattato seriamente come se tutti gli stupri non fossero forzati, fate riaffiorare una marea di ricordi sul modo in cui gli stupratori si sono divertiti con noi mentre venivamo violentate - intimidendoci, minacciandoci, riducendoci al silenzio. Il vostro giocare con parole come "forzato" e "legittimo" è giocare con le nostre anime che sono state spezzate da peni non voluti che ci entravano dentro, strappando la nostra carne, le nostre vagine, la nostra coscienza, la nostra fiducia in noi stesse, il nostro orgoglio, il nostro futuro.

Ora lei dice di essersi espresso male quando ha detto che uno stupro legittimo non può causare una gravidanza.
Credeva forse che lo sperma di uno stupratore sia diverso dallo sperma di un amante, che si verifichi un qualche misterioso processo religioso e che lo sperma dello stupratore si autodistrugga per via del suo contenuto malefico? O stava forse insinuando che le donne e i loro corpi sono in qualche modo responsabili di rifiutare lo sperma di uno stupro legittimo, mettendo ancora una volta l'onere su di noi?
Ciò che ha detto sembrerebbe implicare che restare incinta dopo uno stupro indica che non era uno stupro "legittimo".

Ecco cosa le chiedo di fare.
Voglio che chiuda gli occhi e immagini di essere nel suo letto o contro un muro o rinchiuso in un piccolo spazio soffocante. Immagini di essere legato lì e immagini che un estraneo amico o parente aggressivo, indifferente, invasato le strappi i vestiti di dosso e penetri il suo corpo - la parte più personale, sacra, privata del suo corpo - e che si faccia strada dentro di lei con tale violenza e odio da lacerarla. Poi immagini lo sperma di questo estraneo schizzare dentro di lei e riempirla senza potersene liberare. Sta piantando qualcosa dentro di lei. Immagini di non avere alcuna idea di che cosa consista quella vita, spiritualmente concepita nell'odio, senza conoscere lo stato mentale o fisico dello stupratore.
Poi immagini che arrivi una persona, una persona che non ha mai sperimentato lo stupro, e che quella persona le dica che non ha altra scelta se non tenere il prodotto di quello stupro che le cresce dentro contro la sua volontà e che quando sarà nato avrà il volto del suo stupratore, il volto della persona che ha sostanzialmente distrutto il suo essere e lei dovrà guardare quel volto ogni giorno della sua vita e verrà giudicato severamente se non riuscirà ad amare quel volto.

Non so se riesce a immaginare niente di tutto questo (una posizione di comando richiederebbe questo tipo di empatia), ma se è disposto a scendere nel cuore di queste tenebre, capirà presto che non c'è nessuno che possa fare la scelta di avere o non avere quel bambino se non la persona che lo porta dentro.
Ho passato molto tempo con le madri che hanno dato alla luce bambini che sono il prodotto di uno stupro. Ho visto come si torturano lottando contro il loro odio e la loro rabbia, cercando di non proiettarli sui propri figli.
Chiedo a lei e al Gop di uscire dal mio corpo, uscire dalla mia vagina, dal mio utero, di uscire da tutti i nostri corpi. Queste non sono decisioni che sta a voi prendere. Queste non sono parole che sta a voi definire.
Perché non usate il vostro tempo per porre fine allo stupro invece di ridefinirlo? Usate le vostre energie per perseguire i criminali che distruggono le donne con tanta facilità invece di fare distinguo linguistici usando un linguaggio manipolativo che minimizza la loro distruzione.
E a proposito, ha appena dato a milioni di donne un'ottima ragione per fare in modo che non venga eletto mai più, e un'ottima folle ragione per insorgere.

Eve Ensler

lunedì 6 agosto 2012

Donna di strada

Donne di strada, "Femme de la rue" è il titolo del documentario che Sophie Peeters ha realizzato come tesi di laurea e che testimonia il comportamento tenuto quotidianamente dai “maschi” nei suoi confronti, usando una videocamera nascosta per filmare gli insulti quotidiani. Il documentario è stato proiettato in un cinema della capitale nordeuropea e in seguito è stato ripreso dai principali media belgi. L'opera ha avuto un successo incredibile: l'amministrazione locale ha annunciato che nelle prossime settimane sarà approvata una legge che sanzionerà salatamente chiunque molesti verbalmente le donne in strada.

Sofia Peeters è una studentessa all’ultimo anno della scuola di cinema Rits di Bruxelles. Due anni fa ha lasciato la città natale di Lovanio per trasferirsi nella capitale belga, nel quartiere Anneessens vicino all’istituto, ed è rimasta «stupita perché venivo continuamente apostrofata dagli uomini per strada, anche 10 volte al giorno: dai fischi alle volgarità del genere “quanto vuoi?”».

Il pubblico femminile che leggerà queste righe non rimarrà particolarmente sorpreso, poiché nessuna di noi potrà negare che oramai passeggiare da sole in strada è diventato un'autentica tortura. Siamo vittime di insulti sessisti e proposte volgari, addirittura da parte di uomini che a volte hanno il doppio della nostra età.
Gli insulti ricevuti e le proposte indecenti raccontate nel documentario sono le più varie. Si va dal giovane che chiede a Sofie «se vuole andare in hotel con lui» all'uomo di mezz'età che la invita in casa per fare sesso. Altri riescono a far di peggio e la apostrofano: «Cagna», «Prostituta», «sgualdrina». «La prima domanda che mi sono posta è se fosse colpa mia - ha confessato all'emittente belga Rtbf. Forse erano i miei vestiti troppo succinti per quell'ambiente». Presto però la giovane si è dovuta ricredere. Anche indossando vestiti poco appariscenti, i commenti sessisti non sono diminuiti. Nel filmato seguono le testimonianze di altre ragazze che vivono nello stesso quartiere e sono state più volte vittime di apprezzamenti disgustosi: «Una volta un ragazzo ha sputato per terra dopo avermi chiamato cagna - dichiara nel documentario Laura - Eppure non avevo fatto nulla, indossavo dei normali pantaloni». 

Come tutte le scelte coraggiose la studentessa ha pagato la sua tesi con reazioni molto discutibili. Ma ha anche suscitato l’emulazione di altre ragazze che, forti della sua denuncia, hanno trovato la forza di raccontare la propria esperienza.

Ma quali sono le origini di questo comportamento?
Di certo la colpa non può e non deve essere attribuita alla donna in quanto il suo modo di vestire o truccare il viso non può mai giustificare una molestia o violenza.
Della serie: se ti poni in una certa maniera in fondo te le vai a cercare.
Ossia una donna che si veste, si trucca, in maniera provocante, in fondo legittima in qualche modo un certo tipo di comportamento maschile?
L’abbigliamento è una comoda scusa per sentirsi leggitimati ad infastidire una donna alla fermata del bus?
In estate personalmente indosso solo gonne molto corte in quanto sono particolarmente intollerante al caldo e quindi sento l'esigenza di essere il più scollata possibile, questo significa che gradisco fischi o battutine rozze e offensive?
A ciascuno di voi la risposta!

lunedì 11 giugno 2012

SAVE194


Leggo, aderisco e anche io copio e incollo:

"Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo. Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no.
Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.
Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.
Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum.
L’articolo 4 di quella legge sarà all'esame della Corte Costituzionale - il prossimo 20 giugno - che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.

Inoltre,  quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi, per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento. Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana. Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli. Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata. Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.

Dunque, è importante agire. Vediamo come.
Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:

1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.
Le proposte sono:

  • Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
  • Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza
  • Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG
  • Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
  • Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlus: qui trovate le informazioni e qui il video.

Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:

1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.

2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora.

L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne."

E' importante che tutte e tutti noi supportiamo la campagna SAVE194 perché la libertà della donna è un diritto che ormai viene mortificato all'ordine del giorno e soprattutto oggi è ancora di più in serio pericolo!
Non possiamo rimanere indifferenti di fronte ad un tale regresso. I diritti non sono conquistati una volta per tutti e, come afferma Simone Veil, "La legge sull'aborto non è una vittoria ma un progresso".
Vogliamo veramente tornare agli aborti clandestini? Vogliamo che le nostre figlie non abbiano la possibilità di scegliere se diventare madri o meno? Vogliamo davvero che donne vittime di stupro non abbiano il diritto di abortire? Vogliamo condannare una donna a diventare madre in un momento in cui lei ancora non è pronta, a causa di un preservativo rotto?
Tutte le donne hanno il diritto di essere madri, ma è anche vero il contrario: salviamo il diritto che le donne hanno di poter scegliere, a prescindere dalle motivazioni di ciascuna.

Se vogliamo combattere le gravidanze indesiderate allora impegniamoci tutte e tutti quanti per spiegare a ragazzi e ragazze la meccanica del sesso sicuro, facciamo in modo che nelle famiglie e nelle scuole si faccia educazione sessuale, smettendo di vedere nel sesso un tabù o un argomento da evitare perché ritenuto malizioso e piccante.

Non rimaniamo indifferenti verso ciò che sta accadendo, perché è un problema che riguarda tutte noi in prima persone. Un giorno potremmo trovarci tutti in una situazione del genere, e allora in quel caso sarà importante sapere che abbiamo ancora il diritto di scegliere. Combattiamo per il rispetto dovuto all’autonomia delle persone, per non alimentare il tentativo di criminalizzazione delle donne, per salvaguardare una legge equilibrata, la 194, che finora ha funzionato bene, e ricordiamo che difendere la 194 non significa voler abortire, significa semplicemente poter scegliere.

Chissà, forse un giorno torneremo persino alla caccia alle streghe!!



giovedì 17 maggio 2012

Prospettiva Queer


Che cos’è la normalità? Domanda che magari non ci poniamo mai, o non ci preoccupiamo di darne una risposta, o forse una risposta non esiste.
Tuttavia giornalmente usiamo questa espressione e sarebbe il caso di chiedersi il perché e che cosa significa realmente per noi.
Di certo “normale” per definizione è tutto ciò che è tradizionalmente accettato e trasmesso in maniera a-critica; viviamo in una società fondata sul senso comune, che tende inconsapevolmente a diffondere pregiudizi che hanno come conseguenza l’esclusione sociale di alcuni, ritenuti anormali poiché si allontanano dalla cosiddetta norma. Il problema è che le convenzioni che si stabiliscono tra gli esseri umani si fondano sull'aspettativa che gli altri individui si comportino nel modo che tra noi è normale.
Quindi sembra quasi che questo concetto di normalità divenga uno strumento di discriminazione e di esclusione. E allora sorge spontanea la domanda: cosa c’è di normale in tutto ciò?
Oggi, 17 Maggio si celebra la Giornata Internazionale contro l’omofobia e la transfobia, in ricordo del 17 Maggio 1990  in cui l’omosessualità venne rimossa dalla lista delle malattie mentali da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In una giornata così importante sento di invitare tutte e tutti noi ad adottare una nuova visione del mondo che ci permetta di andare oltre i nostri classici assiomi culturali che ci rendono schiavi di un pensiero passivo e acritico. "Queer" è un termine della lingua inglese che tradizionalmente significa "strano", "insolito". L’uso del termine nel corso XX secolo ha subito diversi e profondi cambiamenti, tanto che adesso è divenuto un termine ombrello all'interno del quale si fa riferimento a quelle persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale: gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, transgender e/o intersessuati. La prospettiva Queer nasce con l’intento di sradicare qualsiasi normatività sessuale dando cosi ad ognuno la possibilità di “essere ciò che si è”, e dunque è un diverso modo di vedere e filtrare il mondo.
La nostra società sente sempre il bisogno di imporre la supremazia del "vero uomo". Se ci guardiamo intorno o leggiamo i giornali sentiamo di continue aggressioni contro Gay, basti pensare a Daniel Zamudio che a Santiago del Cile è stato pestato, ferito e preso a pietrate solo perché omosessuale.
Cresciamo nell'ombra di questa virilità intesa come violenza, dominio, sopraffazione perpetrata ai danni di chi viene ritenuto debole, ovvero donne e omosessuali.
Il problema è che non siamo in grado di proporre modelli di maschilità e femminilità diversificati, quando invece dovremmo permettere uno sviluppo armonico della maschilità senza picchiare il compagno gay o fare battute misogine. Bisogna educare ad una maschilità sana, varia e soprattutto è necessario comprendere il vero significato di essere uomo e donna. Parliamo ai giovani di Gandhi oppure di Harvey Milk. Scommetto che le nuove generazioni non sanno neanche chi sia Milk e che cosa abbia rappresentato per il mondo, un uomo che attraverso la non violenza e la militanza politica è riuscito a difendere i diritti degli omosessuali diventando un simbolo di speranza per tutte le persone oppresse ed emarginate solo perchè considerate diverse. La vicenda di Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica politica negli Stati Uniti, è importante anche perché permette di comprendere quanto sia fondamentale uscire dal nascondiglio (Coming Out), venire fuori avendo il coraggio di dichiarare il proprio orientamento sessuale. Naturalmente prima di dichiararsi alla società è necessario compiere un Coming Out interiore, ovvero accettare la propria condizione e comprendere che questa non può e non deve essere da ostacolo nella vita con gli altri e nella realizzazione di se stessi. Ecco perché è, a mio parere, necessario non avere paura nel dichiarare il proprio orientamento sessuale, solo così si potranno estirpare diversi pregiudizi, poiché molto spesso la società ritiene che gli omosessuali siano più unici che rari, e magari non verrebbe mai in mente che un medico o un avvocato o un attore possa essere omosessuale. Bisogna comprendere che il talento, le potenzialità e il carattere di una persona hanno poco a che vedere con il fatto di essere eterosessuale o omosessuale.

Ormai assistiamo sempre più di frequente ad affermazioni quali: “si, possono sposarsi gli omosessuali, ma non possono avere figli, perché come fanno i bambini a crescere con due genitori dello stesso sesso?” Ogni giorno compiamo un processo di “naturalizzazione” che non è altro che un processo di eternizzazione, ovvero il rifiuto di accettare un cambiamento, e lasciare lo status quo delle cose solo perché ritenuti naturali,  e ciò va ovviamente contro la storia, quale scienza del cambiamento. La naturalità entra nel senso comune e non ci permette di capire che ogni cosa, a partire dalle legislazioni, sono frutto del loro tempo e che dunque arriva un momento in cui vanno migliorate. Noi al contrario respingiamo il cambiamento semplicemente per paura che questo possa sconvolgere il nostro equilibrio.

Sono del parere che tanto peso ha avuto nel diffondere l’omofobia la chiesa cattolica, i cui valori non hanno niente a che fare con i valori evangelici di amore, tolleranza, rispetto incondizionato verso l’altro. La chiesa ripristina la naturalità della famiglia ovvero solo uomo e donna possono creare un nucleo familiare. La chiesa è sessuofobica, poiché il rapporto sessuale deve essere volto solo alla procreazione e di conseguenza l’atto omosessuale è  abominio perché contrario alla "legge naturale" e dunque precludente al "dono della vita”. Tuttavia sappiamo bene che moltissime coppie etero sposate non possono avere figli, ma ovviamente hanno rapporti sessuali e non per questo sono esseri abominevoli. A questo punto mi chiedo se la chiesa cattolica sia davvero nella posizione di potere parlare di naturalità. Cosa c’è di naturale nella caccia alle streghe? Cosa c’è di naturale nell’Inquisizione? Cosa c’è di naturale nel celibato ecclesiastico?
Cosa c’è di naturale nella mortificazione del corpo e dei sensi? Con quale coraggio si possono giudicare anormali gli omosessuali?
La famiglia composta da madre e padre è solo una categoria, un organizzazione che ci siamo imposti e che è del tutto arbitraria.
Basti pensare al mondo greco, il mondo dei filosofi per eccellenza, che amavano la persona in quanto tale, la loro anima, poco importava se uomini o donne. La cosa che si dovrebbe sperare per ogni bambino/a che viene al mondo è di nascere in una famiglia vera, dove per vera non intendo eterosessuale o omosessuale ma intendo una famiglia che sappia dare amore, poiché questa è l’unica cosa che conta. Come dice padre Cosimo Scordato “bisogna avere rispetto per gli omosessuali, perché quello che conta è l’amore, e loro amano al pari degli etero”. Non ci sono elementi di carattere scientifico che possano dimostrare che due persone dello stesso sesso non possono essere dei bravi genitori responsabili.
L’amore è l’unica cosa naturale, tutto il resto sono solo convenzioni.

E' importante vivere in una società aperta che trae vantaggio dalla diversità non percependola più come un pericolo o una minaccia da estirpare bensì come un valore, una risorsa e un diritto da difendere e preservare. Se non c’è differenza c’è omologazione, è arrivato il momento di rifiutare la dimensione del “o-o” e abbracciare l’ottica della convivenza “e-e”. 
Il pregiudizio non è innato, ha piuttosto il suo fondamento nelle influenze familiari, ambientali, sociali, e si struttura già dalla prima infanzia e se è vero che la cultura è parte integrante della natura umana allora credo che fondamentale sia l’azione della scuola, di un’educazione che cominci sin dai bambini e che faccia leva anche sui genitori, è necessaria più informazione.


Bisogna prevenire l’omofobia e la transofobia nelle scuole primarie e d’infanzia, perché è compito dell’istruzione e dell’educazione rimuovere ogni forma di intolleranza. Ovviamente dietro deve esserci una buona preparazione degli insegnanti, che non devono eclissare le possibilità di affrontare tali discorsi, ma anzi devono cercare il pretesto per farlo, bisogna loro fornire strumenti per sapere affrontare tali argomenti e dunque costruire progetti didattici. Ecco perché ci vuole un miglioramento in genere delle istituzioni compresi i mass-media che con la mercificazione del corpo femminile non fanno altro che alimentare la cultura machista e omofoba. Sembra un utopia ma non lo è, sono convinta che l’essere umano abbia tutti gli strumenti per raggiungere ogni obiettivo, se le cose non si fanno è perché oltre ad esserci omofobia, ritengo ci sia molta indifferenza. La parte della società che non è omofoba molto spesso è del tutto indifferente ai problemi di gay, lesbiche, transessuali e bisex, li accettano ma non si preoccupano minimamente se i loro diritti sono calpestati. Ognuno di noi è troppo preso da se stesso ed è distratto, noncurante. Bisogna cominciare ad “accorgersi dell’altro/a”, non dobbiamo dare per scontata la sessualità della persona che abbiamo di fronte.

"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose sempre da angolazioni diverse" 




venerdì 20 aprile 2012

NoViolenza


Anche io sento di volere dare un mio piccolo contributo al blogging day organizzato per venerdì 20 aprile da Aied. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di creare un dibattito e un confronto su un argomento delicato qual'è la violenza sulle donne, con la speranza di riuscire a trovare anche delle azioni concrete per potere affrontare questo delicato problema. La violenza sulle donne è un'umiliazione da combattere, ma come? 
Sicuramente rispetto al passato gli atti di violenza perpetrati ai danni delle donne, sono oggetto di dibattiti pubblici e campagne sensibilizzatici dell'opinione pubblica, tuttavia questo sembra non bastare. Giornalmente siamo costrette a leggere sui giornali storie di donne stuprate, vittime di violenza domestica, di stalking e discriminazioni sul posto di lavoro. Ogni giorno che passa mi convinco sempre di più che tutte noi donne siamo vittime di una qualche violenza quando, per esempio, accendo la TV e vedo l'immagine umiliante che propone di noi donne ridotte ad oggetti usate per l'avvenenza fisica piuttosto che per delle reali competenze; o quando cammino per strada e sono costretta a sentire i commenti sgradevoli di uomini frustrati che non hanno ricevuto alcun tipo di educazione; o ancora quando devo guardarmi le spalle per assicurarmi che non ci sia nessuno a seguirmi lungo la strada. Chiaramente le forme di violenza sono tante, alcune più gravi di altre, ma pur sempre di violenza si parla. La violenza contro le donne può assumere diversi volti ma che hanno pur sempre un comune denominatore che è la violazione dei nostri diritti fondamentali. Come potere, dunque, reagire? Sicuramente continuando a farci sentire. Bisogna parlare, parlare e ancora parlare e se necessario anche urlare. Iniziative come quelle organizzate da Aied sono fondamentali perché ci danno la possibilità di essere attive, di farci sentire soprattutto da quelle donne che si trovano in difficoltà, affinché sappiano di non essere sole. Molte, troppe donne non denunciano i loro aggressori per paura, e si ha paura quando si è isolate dal resto del mondo.
La lotta deve partire da noi donne, ma non prese singolarmente, ma unite! Basta isolarci a vicenda, basta provare invidie, dobbiamo essere insieme in questa lotta per ciò che ci spetta di diritto. D'altronde non si potrà mai parlare di libertà, uguaglianza, democrazia, rispetto dei diritti umani e pace se tutti insieme non prendiamo posizione contro questa violenza.
Dobbiamo trovare il coraggio di combattere la mercificazione del corpo femminile. Tutte le donne devono sapere che il loro corpo non è merce di scambio.
Dobbiamo smettere di annullarci, rispettando i canoni imposti dalla società, pur di essere accettate. Dobbiamo smettere di guardarci, come afferma Lorella Zanardo, con occhi maschili.
Dobbiamo combattere i linguaggi e gli atteggiamenti sessisti proprio a partire da quelli che saranno le/i nostre/i bambine/i, cominciando dalla cosa più semplice, ma non per questo poco importante quali i giochi. Non è necessario che la bambina giochi con la lavatrice e il bambino con i robot, perché entrambi hanno abbastanza fantasia e curiosità per potere esplorare tutto, non limitiamo questa loro libertà.
Ci sono tante, tantissime cose che si potrebbero fare, come per esempio trovare forme di autodifesa, ma se vogliamo che le cose cambino davvero è necessario cominciare dall'educazione a partire dalla famiglia e dalla scuola.
Bisogna insegnare a bambini e bambine il rispetto assoluto per l'altro, che gode dei nostri stessi diritti. Cominciamo con le femmine ma non dimentichiamo i maschi. La società va cambiata, ma affinché questo avvenga è necessario che gli uomini stessi attuino un cambiamento nel loro modo di agire, di pensare e di trattare la donna.
Noi donne, per cominciare, impariamo ad avere rispetto per noi stesse e per le altre donne.



Rispettiamoci e cambiamo.
Oggi e tutti gli altri 364 giorni dell'anno #NoViolenza.

sabato 18 febbraio 2012

Nike e Loveth

Giovedì 16 Febbraio, tornando a casa mi sono imbattuta in una manifestazione da parte di alcune donne straniere che urlavano "Giustizia!!". Allora incuriosita mi sono fermata a parlare con un ragazzo il quale mi ha spiegato che la manifestazione era stata organizzata per chiedere la verità sulla morte di due prostitute nigeriane, uccise a Palermo.
Favor Nike Adekunle e Loveth Eward avevano poco più di vent'anni ed entrambe sono morte misteriosamente. Loweth Eward è stata trovata morta vicino ad un cassonetto della spazzatura, tra sacchetti di spazzatura, in via Filippo Juvara, vicino al Palazzo di Giustizia. Nike era scomparsa a dicembre, poi trovata carbonizzata nelle campagne di Misilmeri, alle porte di Palermo. 
Le ragazze nigeriane affrontano viaggi pericolosi e difficili per arrivare in Italia a causa di leggi razziste che costringono gli immigrati alla clandestinità. Partono con tanta speranza nel cuore per poi essere buttate in mezzo alla strada, date in pasto a palermitani abbrutiti.
A Palermo si vedono alla Favorita, in via Lincoln, al Foro Italico, e ormai nessuno ci fa caso, continuiamo la nostra vita come se loro non esistessero, e poco ci importa della loro storia, se vengono maltrattate o magari uccise. Ma come si può sopportare che due donne muoiano così?
La loro morte non deve essere vana, deve servire per svegliare le nostre coscienze, dobbiamo smettere di essere distaccati dalla realtà e fermarci anche un solo secondo a chiederci cosa c'è dietro la prostituzione di queste donne immigrate. Mi fa veramente schifo vedere spesso poliziotti che dialogano con le prostitute, facendosi quattro risate piuttosto che intervenire per aiutarle.
Ma insomma le istituzioni, la polizia dovrebbero occuparsi di questo male che affligge la società e che trasforma la donna in strumento per raggiungere più facilmente denaro, come? Appagando gli istinti più bassi del genere umano, nella fattispecie, del genere maschile.
Eppure se ci riflettiamo la prostituzione obbedisce semplicemente al mercato e alla sua legge fondamentale che si chiama della domanda e dell'offerta, di conseguenza se tutti cominciassimo ad avere rispetto per noi stessi e per gli altri, se possedessimo la giusta empatia nei confronti di ogni donna o uomo, specialmente per chi vive in condizioni di estremo disagio, forse allora troveremmo vergognoso e raccapricciante abusare dei loro corpi e dunque la domanda cesserebbe e così forse anche l'offerta.
Tuttavia questa, mi duole dirlo, è solo un' utopia.
"Chiediamo maggiore sicurezza, controlli, vigilanza. Siamo esseri umani. Quello che è accaduto a Loveth e Nike - dice una prostituta col maglione viola - poteva accadere a ciascuna di noi".
"Chiediamo un po' di collaborazione per far luce sulla morte delle nostre amiche e un po' di solidarietà... può aiutare chi tra noi vuole uscire da questo giro di merda...".
L'Italia, fra i paesi europei, ha il triste primato del turismo sessuale. Ogni anno circa 80.000 uomini italiani vanno all'estero per avere rapporti sessuali con ragazzine più giovani delle loro figlie. Questi uomini esprimono tutto il loro disprezzo verso il femminile facendo sesso con bambine che ricevono in cambio pochi spiccioli.
Tocca a ciascuno di noi contrastare la violenza e la schiavitù, bisogna distruggere il dominio, le leggi razziste, lo sfruttamento della prostituzione. Bisogna ricostruire la società su basi nuove, attraverso l'educazione delle prossime generazioni, prima che sia troppo tardi.




venerdì 3 febbraio 2012

Per lo stupro di gruppo il carcere non è obbligatorio

Tante cose mi stupiscono e mi lasciano sbigottita, perché sono una donna e non riesco a spiegarmi come mai nel 2012 molte cose siano peggiorate per noi. Non capisco che fine abbiano fatto quelle donne che lottavano per i loro diritti e che con tanta pazienza hanno raggiunto risultati inimmaginabili per quei tempi.
Ma tutto quel progresso che fine ha fatto?
Viviamo in un periodo nero, di totale regresso. Ancora oggi mentre camminiamo per strada dobbiamo guardarci le spalle per accertarci che non ci siano pericoli. Potrei sembrare esagerata, ma per quanto tentiamo di essere autonome, senza dovere dipendere da qualcuno, quella strana sensazione di non essere mai al sicuro per strada, soprattutto in determinate ore, c'è sempre.
Quando ho appreso la notizia che la Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice non è più obbligato a disporre la custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale di gruppo, ma può optare per misure alternative, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata come questa sentenza rappresenterà un'ulteriore spinta al silenzio per le donne che subiscono violenza.
Tutto questo non può e non deve lasciarci indifferenti, poiché è un ulteriore prova di come in Italia lo stupro non è considerato un reato grave. Come ha detto l'avvocatessa Giulia Buongiorno "molti considerano più grave un furto o uno scippo che uno stupro".
Ma perché rimanere sorprese? Cosa potevamo aspettarci da un paese dove le donne non sono considerate o valorizzate per le loro potenzialità? Dove la donna viene vista come un oggetto succulento su cui porre sguardi maliziosi? In un paese in cui la stessa donna, per esempio in televisione, veste sexy-sadomaso per eccitare i telespettatori?
Amo il mio paese, ma da donna non posso che rimanere sconcertata, risentita e quasi vergognata di essere italiana. Da noi deve partire il cambiamento, solo noi possiamo fare qualcosa!


venerdì 6 gennaio 2012

Dalla lotta per l'aborto alla lotta all'aborto


"L'aborto è un grave peccato. Dovete aiutare molto le donne che hanno abortito. Aiutate loro a capire che è un peccato. Invitatele a chiedere perdono a Dio e ad andare a confessarsi. Dio è pronto a perdonare tutto, poiché la sua misericordia è infinita. Cari figli, siate aperti alla vita e proteggetela." 
"I bambini uccisi nel seno materno sono ora come piccoli angeli attorno al trono di Dio."
"Milioni di bambini continuano a morire a causa dell'aborto. La strage degli innocenti non è avvenuta soltanto dopo la nascita di mio Figlio. Si ripete ancora oggi, ogni giorno." 
(Madonna di Medjugorje - Messaggi durante apparizioni ai veggenti). 
"Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine." (Mahatma Gandhi)




L’approvazione della legge 194 nel 1978, che consente l’aborto alle donne maggiorenni fino al terzo mese di gravidanza, fu una vittoria del femminismo.
Nei primi novanta giorni di gravidanza il ricorso all'aborto è permesso alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito (art. 4).

L'aborto è uno dei grandi temi su cui la società non smette mai di discutere.
Abbiamo tanto lottato per raggiungere tale diritto, ma ancora adesso l'aborto rimane un problema. Si urla immediatamente che l’aborto è un omicidio e che pertanto colei che ha interrotto la gravidanza è un'assassina. Così la donna si trova ad essere emarginata e guardata come una peccatrice da punire, si trova a dovere affrontare le critiche e i pregiudizi di una società che la giudica senza tenere conto di quelli che sono i suoi diritti.
La decisione di avere o no un bambino è una delle scelte con le conseguenze più pesanti nell'insieme della vita di una donna. Negare l'aborto significa costringerla alla maternità, che al contrario deve essere scelta liberamente.
L'embrione è potenzialmente una persona, e come ci insegna il vecchio Aristotele tra potenza e atto c'è una bella differenza.
Non voglio giudicare chi la pensa in maniera diversa, chi sostiene che l'embrione è già una persona, o chi è contraria all'aborto, poiché per me non è questo l'importante, ritengo che ognuno possa avere le proprie idee e possa liberamente fare le proprie scelte, ma è proprio questo il punto cruciale. Perché privare la donna della possibilità di scelta? Come si può chiedere ad una donna vittima di stupro di mettere al mondo il frutto di quella violenza carnale? Oppure perché dovremmo mettere al mondo figli che non riusciamo a mantenere, o per motivi di salute o per motivi socio-economici?
Con questo non intendo dire che bisogna concepire l'aborto come un "contraccettivo" o affrontare l'argomento con leggerezza poiché non dobbiamo dimenticare che si tratta pur sempre di una scelta complessa e che provoca forte sofferenza nella donna.
Una gravidanza indesiderata va evitata non cercata "tanto si può abortire"!
Ecco perché bisognerebbe educare i giovani ad una corretta e sana sessualità, bisogna conoscere i numerosi metodi contraccettivi che oramai abbiamo a disposizione, senza dimenticare anche la possibilità di dare in affidamento il proprio bambino o la propria bambina a quelle coppie che invece desiderano un figlio o una figlia. L'unica cosa su cui bisognerebbe lottare, ma di cui in Europa se ne parla molto poco è l'aborto selettivo, volto ad eliminare i feti femmine.
Chiaramente non possono essere accettate motivazioni del genere. Il papa sostiene che non c’è pace se c’è aborto, io dico che non c'è pace senza il pieno possesso dei propri diritti. Dobbiamo avere una mente più libera, pensante e critica, non dobbiamo più essere vittime di quel pensiero che ci rende schiavi/e dell'ignoranza. Non possiamo lasciarci condizionare dal fatto che la chiesa cattolica è contro il profilattico poiché interrompe una possibile procreazione, al contrario dobbiamo educare i nostri figli a usarlo, non solo per evitare gravidanze indesiderate ma anche per prevenire di contagiare o essere contagiati da malattie mortali. I genitori devono comprendere che i figli crescono e loro stessi devono aiutarli a conoscere quali sono i contraccettivi che hanno a disposizione.
L'aborto è un diritto inalienabile della donna ed è un dato di fatto, che a qualcuno dovrà prima o poi interessare.

martedì 15 novembre 2011

"Ti chiederanno dei mestrui. Di': «Sono un'impurità.»"


Alle leggende metropolitane quasi nessuno crede, o almeno così dice la maggior parte della gente, tuttavia il nostro agire quotidiano è condizionato da queste credenze. Alcune di queste sono innocue e possono anche risultare simpatiche, mentre altre sono spesso pericolose tanto da portare a gravi conseguenze.
Sicuramente riguardo il sesso femminile circolano leggende e miti di tutti i tipi e colori, ma le più fantasiose sono quelle riguardanti le mestruazioni.
Attenzione, la prima cosa importante da sottolineare è che il ciclo mestruale non è sinonimo di mestruazione poiché il primo indica l’insieme dei meccanismi che portano la donna all'ovulazione, cioè alla maturazione della cellula uovo, e la durata di tale processo è di circa 1 mese, mentre le mestruazioni sono solo una delle sua fasi, oltretutto la più breve. Ora, poiché il sangue mestruale ha sempre suscitato nelle diverse culture paura e curiosità al punto da diventare motivo di tabù e vergogna da parte delle donne, ritengo opportuno sfatare qualche mito.

  • Il contatto con una donna mestruata trasforma il vino in aceto 
  • La donna mestruata uccide le sementi 
  • Devasta i giardini 
  • Fa arrugginire il ferro e il rame 
  • Rende opachi gli specchi 
  • Fa morire le api 
  • Abortire le cavalle
 (Historia Naturalis di Plinio)

  • Non bisogna fare torte poichè non lievitano 
  • Non bisogna lavare i capelli e neanche il corpo 

Su quest'ultimo punto mi sento in dovere di sottolineare immediatamente che è falso! Al contrario in questo periodo bisogna avere molta più cura della propria igiene intima.


  • Le mestruazioni non servono ad espellere sangue vecchio. Secondo questa diceria popolare la donna avrebbe bisogno di avere le mestruazioni per disintossicarsi e liberare sostanze nocive. 
  • Meglio non avere rapporti sessuali: è falso, poiché, se la coppia vuole, si possono avere rapporti, l'importante è sapere che anche durante la mestruazione si può rimanere incinta.

Solo qualche volta è stato considerato anche in positivo: "Il sangue, elemento essenziale della vita, ha assunto nel tempo molteplici significati di tipo simbolico o in relazione al suo effettivo utilizzo: mezzo di purificazione e comunione con la divinità nei riti di iniziazione, simbolo del sacrificio nelle pratiche religiose, apportatore di forza nelle cerimonie magiche, è stato impiegato anche come unico rimedio possibile contro le malattie incurabili."
http://www.altrasalute.it/mestruazioni_00000f.html

Come abbiamo potuto dedurre la donna mestruata veniva vista come una specie di infetta da tenere a bada. Ma si può parlare al passato? non del tutto.
Ancora oggi mi capita di notare come alcune ragazze non sanno se lavare i capelli o meno durante il ciclo, e tanto altro ancora. Anzi, può essere utile precisarlo, i capelli possono sporcasi più facilmente a causa dell'aumento di sudorazione e sebo, che rende i capelli più grassi e sporchi. Anche la pelle, per lo stesso motivo, è più grassa e spesso appaiono brufoli. Inconveniente momentaneo che sparisce col venir meno delle mestruazioni.
Detto questo, la scienza è andata avanti, perché noi dobbiamo rimanere indietro?
Basta con queste stupide credenze, il ciclo mestruale è un dono poiché è grazie a questo, e dunque alle mestruazioni, che la donna può concepire. Quindi, se teniamo al mantenimento della specie, basta fare sentire le donne mestruate come delle appestate da emarginare.
A tale proposito consiglio la lettura del libro "Luna Rossa: Capire i doni del ciclo mestruale" di Miranda Gray, editore Macro Edizioni




mercoledì 2 novembre 2011

Una donna senza seno è un letto senza guanciale!!

Sin da quando ero piccola, continuamente sentivo parlare di tette, dalle mie sorelle, dai parenti e in televisione, e ovviamente mi continuavo a domandare il perché: ma cosa avranno da dirsi sulle tette? cosa ci sarà di così importante. Crescendo ho cominciato a farmi un'idea. Ho cominciato a vedere il mio corpo cambiare e anche io (non lo nascondo) ho sviluppato, per un periodo, l'invidia non del pene, attenzione, bensì delle tette, invidia che d'altronde riscontravo in tutte le mie coetanee.
Chi le desiderava come quello della Bellucci, chi grande, chi piccolo e sodo, chi duro come un sasso, chi traballante come un budino. Insomma una follia generale!
L'unica cosa di cui ero certa è che le ragazze col seno grande erano molto più corteggiate.
Diventata più matura ho compreso come anche il "fattore seno" possa essere motivo di discriminazione, basta guardare la televisione, quante showgirl hanno una taglia di reggiseno inferiore alle terza? Basta girovagare sul web per accorgerci delle stupidate che vengono dette: la donna con tette grosse è più femmina , più sensuale, scatena maggiormente la libidine maschile; la donna con più tette potrà allattare di più. Esiste addirittura "la grande enciclopedia delle tette", sono rimasta sconvolta quando sono venuta a conoscenza della miriade di tette esistenti: tette a bocciolo, tette a coppa di champagne, tette a goccia, tette a pera, tette a limone, tette a mela, tette ad ananas, tette a pompelmo.
Quelle senza tette, poverette in che condizione si trovano? Tuttavia non dobbiamo disperare, qualcuno disse che "Le idee sono come le tette: se non sono abbastanza grandi si possono sempre gonfiare".
Bé intanto mi sento di dovere sfatare un mito, poiché la scienza è andata avanti: l'allattamento al seno non dipende assolutamente dalla sua grandezza, poiché il latte materno viene prodotto grazie all'azione di numerosi ormoni che circolano nel corpo della donna durante la gravidanza il seno diventa, ovviamente, più grande.
Altra cosa che vorrei appuntare è che non esistono donne senza tette, ma al massimo donne che hanno il seno piccolo e non è assolutamente vero che non sono sensuali o non sono donne, chi la pensa così evidentemente non ha capito nulla. Essere donna non significa avere il seno prosperoso, essere donna è ben altro. La sensualità, così come la bellezza, è del tutto soggettiva, sta negli occhi di chi guarda, la si trova in uno sguardo, in un gesto, in un sorriso, basta essere così superficiali. L'Italia è probabilmente un paese che sta andando alla deriva proprio perché non sappiamo andare oltre i preconcetti e gli stereotipi che ci sono stati imposti e che noi passivamente abbiamo accettato.
Dovrebbe farci riflettere il fatto che molte adolescenti ambiscano alla maggiore età non per andare a votare ma per ricorrere alla chirurgia.
Qual'è il risultato? una massa di corpi uguali tra loro, niente più varietà.
Dovremmo cominciare ad accettarci di più per quello che siamo e non conformarci a quello che la società vuole, perché non è detto che sia giusto.
Se la paura di molte adolescenti è il non trovare un ragazzo/a allora vorrei riportare la frase di un mio professore: "Innamorarsi è sempre innamorarsi di un corpo, di un gesto, di una visione, di uno sguardo. Ma occorre, subito, ascendere vedere oltre, inseguire l'anima che sta al riparo, nascosta, invisibile allo sguardo della passione."
Sul web per fortuna si può venire a conoscenza anche di casi molto interessanti, come l'intervista riportata da "La Repubblica" all'attrice Keira Knightley, la quale alla domanda "chirurgia estetica?" risponde con un orgoglioso "No, Grazie!"



"Oggi accetto il mio corpo molto più di qualche anno fa. Il cinema è fatto di primi piani, devi usare la tua faccia come strumento per le emozioni, ogni alterazione è un de profundis alla tua credibilità.
Soffro quando i tabloid m'accusano di essere anoressica. Non è vero. Sono naturalmente filiforme.
Mi sarebbe piaciuto avere più curve, ma non sono disposta a barare. Sono quello che sono."
Insomma l'attrice, a mio parere molto brava e bella, dichiara guerra alla chirurgia estetica.
Nel 2007 fu addirittura “ritoccata” sul set del film King Arthur, contro la sua volontà, in modo da farla apparire molto più prosperosa rispetto a quanto in realtà non sia.



“Non sono mai stata dotata e sul set abbiamo dovuto usare il trucco per gonfiarmi il seno. Ogni giorno ci volevano 45 minuti buoni di cosmesi, per darmi un po’ di volume: il mio seno è stato praticamente ridisegnato”.
La società ci vuole in un modo, ma perché cedere? Si può essere bellissime anche con una prima, così come con un po di ciccia in più.
Dobbiamo avere rispetto di noi stesse.
Oggi a 21 anni sono fiera della mia prima.

Non ti piaccio cosi' come sono? Vuoi che mi rifaccia il seno? Hai ragione, due tette sono troppo poche, ne voglio tre, una mensola. Poi ci metto sopra le piante grasse. Mi rifaccio anche il naso. Lo faccio alla francese. A forma di Tour Eiffel. (Luciana Littizzetto)

lunedì 1 agosto 2011

Pornografia, la nuova droga!

Ogni essere umano, da sempre, ha delle fantasie erotiche, usa l'immaginazione per eccitarsi e il modo più veloce per raggiungere tale obiettivo è la pornografia, ovvero la concretizzazione di queste fantasie in immagini, disegni e film.
Sarei curiosa di conoscere qualcuno che non ha mai visto qualcosa di pornografico che possa essere un film o un' immagine.
Credo che sia impossibile soprattutto nella nostra società dove, grazie l'avvento di internet, l'accesso a materiale pornografico di ogni genere è oramai semplicissimo e veloce.
Non scrivo per condannare il porno o giudicare chi ne fa uso, tuttavia credo che sia importante domandarsi, al di là di falsi moralismi, che effetto può avere questo continuo dilagare della pornografia sui giovani. Questa mia curiosità nasce dalla vita quotidiana, non solo dai fatti di cronaca, leggendo di quindicenni che abusano di bambine di 5 anni, o familiari che stuprano figlie, nipoti e così via, ma anche e soprattutto da quello che si vede e percepisce ogni giorno per strada: sembra quasi che la donna non possa passeggiare per strada senza essere guardata in maniera insistente o ancor peggio sentire commenti non del tutto educati, vedere cartelloni pubblicitari di donne nude con sguardi ammiccanti, ragazzi con muscoli ben in vista con le mani sul seno della ragazza, o immagini di questo tipo:

Ho voluto fare degli esempi, ma non credo che ci sia bisogno che io vada oltre poiché queste immagini sono all'ordine del giorno tra cartelloni pubblicitari e televisione. Sembra quasi che la nostra mente è bombardata da immagini pornografiche.                                        
Molti ragazzi e ragazze considerano la pornografia come un modo per soddisfare la loro curiosità sessuale, soprattutto durante l'adolescenza, quando di sesso si sa ancora poco, ed è ancora un modo per esprimere la propria sessualità. Questa credo che sia una motivazione presente non solo negli adolescenti ma soprattutto negli uomini adulti.
Tuttavia la pornografia può diventare a tutti gli effetti una droga, e come tutte le droghe crea dipendenza: Chi ne soffre resta inchiodato per ore e ore davanti a un monitor, mentre il resto della vita scorre via senza controllo.
Il guaio è che non ci si rende conto che se si fa un uso incontrollato di materiale pornografico si può creare una vera e propria pornodipendenza, probabilmente perché si crede di avere una mente più aperta e moderna, libera da vecchi tabù, come quelli tramandati dalla religione cristiano-cattolica che ha sempre condannato la pornografia. Ecco come si esprime al riguardo il Catechismo della Chiesa Cattolica: 
« La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l'atto coniugale, dono intimo degli sposi l'uno all'altro. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), poiché l'uno diventa per l'altro l'oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di un mondo irreale. È una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici»
I giovani imparano così a conoscere il sesso attraverso immagini e film ma non possiamo negare che quella che inizialmente è semplice curiosità possa trasformarsi in una conoscenza deviata del sesso. Come mai sempre più ragazzi sentono il bisogno di imitare le prestazioni degli attori di film hard, e allora si ricorre a gadget sessuali, rapporti a tre, scambismo, etc.. perché credono che una "sessualità normale" sia poco soddisfacente ed eccitante. Non è mai capitato a nessuno di sentirsi dire o avere raccontato da amiche che il partner desiderava giocare all'infermiera sexy? Stereotipi che da sempre sono presenti nei film Hard. Curiosando sul web ho letto di donne lasciate dal proprio uomo perché pretendeva prestazioni che lei non era disposta ad accontentare.
Senza contare che nei film porno l'uomo non usa mai il preservativo, siamo ancora sorpresi se alcuni ragazzini non sanno cosa significa sesso protetto, non solo per evitare gravidanze indesiderate ma anche malattie sessualmente trasmissibili?
E ancora potremmo chiederci come mai molti pedofili e stupratori sono quasi sempre imbottiti di materiale pornografico.
Dunque siamo ancora così certi che stare ore e ore davanti film porno faccia bene?
Lakshmi Waber, dell’Ospedale dell’Università di Ginevra, descrive: “la persona dipendente da Cyber - pornografia può provare un ‘flash’ durante la masturbazione o mentre condivide il materiale erotico con altre persone. Inoltre può risentire dei sintomi di astinenza e avere delle ricadute durante il processo terapeutico, fa diversi tentativi per smettere, senza riuscirci, quindi, di fatto, è assolutamente paragonabile alle altre dipendenze”.
Non si rischia solo di cadere nella trappola della dipendenza ma anche di dare un'importanza eccessiva al sesso, facendone l'unico obiettivo della proprio vita a scapito di di altri interessi, relazioni o attività.
Questi sono i più comuni sintomi di una persona porno-dipendente che ho trovato in giro per il web:
1. masturbazione compulsiva prolungata e controllata, con lo scopo di enfatizzare l'emozione della visione pornografica;
2. eiaculazione finale liberatoria, quale, spesso, unica possibilità per riuscire ad interrompere la fruizione pornografica;
3. calo del desiderio sessuale verso il proprio partner;
4. semiimpotenza o impotenza totale all'atto con una persona reale;
5. possibilità di erezione masturbatoria ed eiaculazione solo attraverso la visione di materiale pornografico;
6. impossibilità ad eiaculare, pur avendo avuto una qualche erezione;
7. condizionamente a guardare i potenziali partner solo ed esclusivamente come oggetti pornografici.
Per le donne le conseguenze sono:
4. imbarazzo, difficoltà a lasciarsi andare e a raggiungere l'eccitazione all'atto con un partner reale;
5. possibilità di masturbazione solo attraverso la visione di materiale pornografico, a volte basta "ricordarsi" ciò che si è visto;
6. dopo l'orgasmo, clitoride gonfio e a volte doloroso, con qualche difficoltà nell'urinare;
7. bruciori in grande quantità con rischio di infezioni.

Con ciò ovviamente non voglio fare allarmismo facendo sentire in colpa chi guarda di tanto in tanto materiale pornografico, tuttavia è opportuno fare una differenza tra chi si connette ai siti porno per semplice curiosità, ma non si lascia condizionare e chi, invece, sviluppa una compulsività che li porta a forme disfunzionali di sessualità.
Un film porno va preso per quello che è senza eccedere, e per una volta mi trovo d'accordo con la chiesa nell'unica affermazione che questi materiali riducono l'uomo e la donna a semplice oggetto di un proprio desiderio.
Cosa dobbiamo fare, eliminiamo i film porno? Assolutamente no, anche perché sarebbe impossibile, ma sicuramente si dovrebbe smettere di considerare il sesso come un tabù, qualcosa di cui vergognarsi. Bisogna parlare del sesso sia in famiglia che nelle scuole, per evitare che i giovani imparino solo dai film porno non capendo assolutamente nulla di un processo così delicato e importante nella vita di ognuno, cominciando soprattutto dai preservativi e tutti gli altri metodi anticoncezionali.
Non si sa nulla del sesso ma ne siamo tutti ossessionati. Dobbiamo superare i preconcetti che ci vengono trasmessi dalla società che, come ben sappiamo, è parecchio influenzata dalla Chiesa Cattolica che tramite le sue proibizioni non permette al fedele di conoscere la propria vita sessuale.

Del sesso, quindi, non se ne sa nulla ma paradossalmente se ne parla sempre. Il problema è che noi lo vediamo quasi esclusivamente da un punto di vista machista e deviato, come se una volta raggiunto l'obiettivo poi diventasse un trofeo da esporre orgogliosamente al resto del "branco". Riporto un'intervista alla sessuologa Angela Mocciola:

"-La vita privata di Berlusconi influisce?
Tra le mie pazienti - tenga presente che chi va in terapia ha una cultura superiore alla media - ci sono donne deluse e rassegnate perché mariti o colleghi di lavoro giustificano i loro comportamenti sul modello del premier. Prevale di nuovo l’immagine della donna oggetto. Pure io ho modificato alcuni criteri di riferimento."
-In che senso?
Lo sa quante volte mi capita di pensare: «Ah, quello là è come Berlusconi»? Oppure per strada osservo più di prima il corpo delle donne confrontandolo con il mio. Ormai siamo imbevuti di questo stereotipo femminile esclusivamente estetico."